A distanza di oramai 6 anni dal mio primo casco aerografato traggo le conclusioni del mio personale percorso d’aerografista e voglio condividere con voi questi pensieri.

L’aerografia è un mondo meraviglioso come lo può essere qualunque altra espressione artistica o lavorativa, se presa nel modo giusto, compresi i fallimenti. E’ vero, avrei potuto fare corsi su corsi e risparmiarmi un sacco di soldi, tempo e crisi esistenziali ma non avrei ottenuto quello che ho oggi: risposte. Ed ora queste risposte le farò anche vostre.

Le esperienze con i clienti soprattutto persi mi hanno portata a riflettere su un punto cieco di quest’arte: la sua poca conoscenza.

Vi è un eccesso di formazione dell’offerta, il che è un bene per noi artisti (l’offerta) perché possiamo finalmente esprimerci nel modo più corretto, ma all’opposto c’è una scarsa formazione della domanda: voi pubblico, voi clienti, non avete la più pallida idea di che diamine sia l’aerografia (l’avete chiamata in svariati modo).

Ora, è difficile spiegare l’aerografia a chi non è aerografista e non vuole diventarlo. Cercherò un modo né banale né tecnico per farlo; probabilmente sbaglierò l’espressività di alcuni concetti come quando sbagliavo le dosi dei diluenti, però confido sul fatto che chi vorrà davvero ottenere una bella aerografia interpreterà la parola sbagliata come un semplice tocco artigianale.

Cominciamo!


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